L'ultima prova prima del concerto
Io sono fatto strano. Lo ammetto. Posso essere assolutamente esplosivo e fuori controllo per delle piccolezze, come pure di una calma glaciale davanti a problemi davvero grandi. Posso riuscire a godere l'adrenalina “buona” di momenti importanti, come essere teso come una corda di violino in quelli che lo sono meno.
Ed è ciò che mi accade, sempre, durante l'ultima prova prima di un saggio di musica.
Con gli anni ho scoperto quanto sia elettrizzante il mese di prove prima di un saggio, quando tutti i tasselli, che ciascuno di noi studenti di musica dell'Associazione Musicale Euphonia abbiamo studiato singolarmente su basi registrate, vengono assieme e si incastrano: batteria, basso, chitarre, archi e voci debbono fondersi, aspettare l'altro, cominciare su una certa battuta, terminare su un'altra, affinché il suono rassomigli il più possibile al brano studiato, singolarmente ma assieme.
E so anche che la prima prova è una sorta di shock, perché i pezzetti del puzzle faticano a trovare il giusto posto, alcuni incastri non sono quelli, e l'immagine sonora è irrimediabilmente distorta.
Ma poi, di prova in prova, i tasselli trovano la giusta collocazione, gli incastri entrano senza forzare, e l'immagine sonora appare allora, per quanto possibile da dilettanti quali siamo, chiara. Ed ogni prova è davvero un godimento, tra scherzi e cose serie.
Ma l'ultima prova... quella si, la soffro. Perché so che, la prossima volta, saremo su un palco davanti ad un pubblico che ci conosce a metà: conosce magari ciascuno di noi come persona, e forse talvolta come studenti di musica, ma non ci conosce come "assieme".
So che stavolta le tessere del puzzle non devono solo essere messe al posto giusto, ma fissate, in modo che non si spostino più, così che ciascuno, ascoltando l'immagine sonora, la riconosca e la apprezzi.
Poi, al concerto, lo so, alcuni saranno terrorizzati, altri meno, altri se la godranno appieno... ma ora no, non per me. Usciamo ogni volta davvero esausti dalla concentrazione (almeno io) perché tutto vada come deve...
Ma, alla fine, magicamente e ogni volta, il puzzle sonoro si compone dinanzi alle nostre orecchie. E capiamo il perché di tutte quelle ore passate a studiare individualmente. Capiamo che abbiamo fatto un'altro passo nel nostro cammino di musicisti dilettanti. Capiamo che il cammino altro non è che un cadere avanti, e mettere il piede per impedire la caduta, sino al successivo sbilanciamento che crea il passo per andare avanti a raggiungere... cosa?
Semplicemente, la magia di una musa tanto burbera quanto dolce, che si nega e si dona allo stesso tempo, che ti fa piangere e ridere... e provare cose che non sapevi di poter provare... Musica...

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