Cosa intendo per "caos diacronico"
La definizione di “Caos Diacronico” che do per questo blog, è più una 'interpretazione poetica ed esistenziale, che parte da una base etimologica per poi piegarla a una mia visione del tutto personale.
Il concetto di Càos (χάος)
Dal punto di vista etimologico, cháos deriva dalla radice indoeuropea *ghen- (aprirsi, spalancarsi, da cui anche l'italiano gola o il verbo greco cháskein, spalancare la bocca). Per gli antichi greci (come Esiodo nella Teogonia), il Caos non era la "confusione" o l'intreccio disordinato di elementi (concezione moderna e poi latina, legata a Ovidio), ma la voragine originaria, uno spazio vuoto, aperto e spalancato prima che vi venisse formato l'universo.
Il concetto di Diacronia (διά-χρόνος)
La scomposizione diá (attraverso) e chrónos (tempo) indica la traiettoria, il flusso e il passaggio attraverso le fasi temporali.
Analisi del significato sintetico
La mia è un'operazione di ri-semantizzazione che rifiuta il significato comune di "caos" (disordine negativo) e recupera quello arcaico (spazio di possibilità).
Ne deriva una ridefinizione del tutto e del nulla:
- non più "disordine temporale": il "caos diacronico" non viene inteso come confusione accumulata negli anni;
- ma "taccuino dell'esistenza": diventa lo spazio aperto del pensiero libero (caos) che si modella e prende forma mentre la persona attraversa la vita e si lascia trasformare dal tempo (diacronia);
- le "note rinfuse" non sono quindi una sorta di spazzatura mentale disordinata, ma il prodotto vivo di una mente aperta al mondo, catturato in divenire nel corso dell'esistenza.
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