Giuseppina
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E ormai giunta quell'età dove vedi coloro che ti furono cari e care andare via... Lo so, ma è difficile farsene comunque una ragione, e l'età non smussa di nulla il dolore. Due giorni fa, all'alba, il tuo volto mi è apparso sui social; e un'onda di ricordi mi ha sopraffatto.Perdonami, Giuseppina, se la mia sarà una iconografia parziale, legata ai miei primi ricordi. Perdonami se non ti chiamo con quel suffisso, “suor”, che ha segnato e condotto la tua vita. Perdonami perché, forse, sarà irriverente verso quell'abito.. ma sarà nondimeno vera...
Tu sei stata il mio primo “amore”; uno di quelli assolutamente puri e casti come solo un bimbo sa provare; io avevo otto anni, e tu... non so adesso. Guardo il necrologio, la tua età, gli anni di servizio... e realizzo: ne avevi diciotto! Eri nel tuo noviziato, e insegnavi a me, a quel bimbo che si apriva al mondo e cominciava a conoscerlo e a farsi domande, chi era Cristo, cosa aveva fatto per me.
Eri bellissima; ricordo il tuo volto magro, incastonato nell'abito, i tuo occhi chiari (non ricordo se verdi o azzurri) che brillavano guardandomi, le tue mani sottili. Mi apparivi altissima (o forse ero io che ero davvero minuto), slanciata in quel nero che ti copriva completamente mentre camminavi nei corridoi del seminario conducendoci nell'aula dove avremmo fatto catechismo.
E lì, in quelle aule, tu ci parlavi di amore, di dono, di grazia, di spirito, di tutto ciò che era ultraterreno... e io non potevo non amarti.
Accadde che un giorno, non so per quale motivo, forse mia madre era in ritardo nel venirmi a prendere con l'auto, rimanemmo da soli in classe, io e te. Parlammo tanto assieme, non ricordo di cosa... o almeno non tutto, perché di una parte mi è rimasto un ricordo vivissimo, che ha poi, in un certo senso, cambiato la mia vita.
Ero lì, con la persona per cui provavo un sentimento che non avevo mai provato, che non sapevo decifrare cosa fosse, guardandoti negli occhi mentre ancora mi istruivi forse sulle storie di Gesù, quando ti fermai: “ Suor Giuseppina, le posso fare una domanda?” “ Si, certo, Marcolino, dimmi pure!” Perché lei, che è così bella, ha deciso di prendere i voti, di rinunciare a sposarsi, ad avere figli?”
Solo ora realizzo di quanto irriverente fosse domandare a te, nei tuoi diciotto anni, il perché di una scelta e di una vita mirata ad altro... ma era quello che il cuore del bambino di otto anni voleva sapere di più, per capire.
Ricordo ancora il tuo incarnato pallido tingersi di un rosa tenue, le tue labbra sottili sorridere, le tue mani ossute aprirsi con le palme verso l'alto, come a ricevere dal Cielo la giusta risposta.
“Beh, vedi, io sono sposata – facesti tu, indicandomi la vera a forma di croce che avevi all'anulare della mano sinistra – sono sposata a Gesù...”
Ti fermasti un attimo; il rossore scomparve e rimase al suo posto un dolcissimo sorriso che mostrava i tuoi denti bianchissimi... e quel sorriso era per me, rifletto adesso, per quel bambino sfacciato e irriverente, i cui sentimenti tu forse avevi compreso, da buona sorella maggiore.
Allungasti una tua mano, e mi accarezzasti dolcemente i miei capelli rossi, aggiungendo: “ E tu sei uno dei miei figli, Marcolino!”.
Giunse mia madre, e quel nostro colloquio intimo fu interrotto... e per sempre.
Quel sentimento che non sapevo decifrare in me si tramutò pian piano in rispetto, ammirazione, ascolto. E sognai di fare la stessa cosa che avevi fatto tu: dedicare la mia vita a Cristo, interamente.
La vita, e gli eventi, ci portarono lontani, ma quel mio desiderio non si sopì e, molti anni dopo, si realizzò, sotto una differente denominazione che la tua, dove è ammesso servire Cristo anche da sposati. Ed in parte, tu, le tue parole, la tua semplice spiegazione al bimbetto di otto anni su chi fosse Cristo per te, sono state uno dei primi scalini verso la mia vita futura.
Grazie, Giuseppina. Grazie “suor Giuseppina”. Ci rincontreremo, ne sono certo, e allora, in un posto migliore di questo, avrò il coraggio di confessarti queste mie parole.
TI abbraccio, da tuo figlio devoto.
Marcolino

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