Chi rotolerà la pietra?
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Si narra che tre donne (si, tre DONNE!) si recarono alla tomba di un uomo accusato ingiustamente ed ucciso per accudirne la salma... ma la tomba era chiusa da una pietra. E durante il cammino si dissero tra loro “Chi ci rotolerà la pietra per poter entrare?”
La pietra era un macigno fisico, che avrebbe impedito loro di fare ciò che era giusto fare e ciò che sentivano di voler fare.
Giustizia, e libertà, spesso, nel mondo, sono schiacciate da quel macigno.
Ognuno di noi, in certi momenti della vita, si trova davanti a un "macigno". Può essere un dubbio intellettuale sul futuro, una crisi d'identità o un dolore concreto e brutale. Il messaggio della Pasqua, spogliato del solo aspetto confessionale, parla proprio di questo: del momento in cui ci troviamo con le spalle al muro, e ci chiediamo: "Chi mi sposterà questa pietra?".
Esistono pesi che non si possono sollevare con la sola forza di volontà. La speranza nasce quando accettiamo che non dobbiamo fare tutto da soli.
Tre storie, tre macigni, una sola forza
Per capire come la speranza possa "rotolare via" i pesi più grandi, basta guardare a chi ha vissuto l'impossibile:
Il macigno dell'ingiustizia - Azezet Kidane
Azezet Kidane è nata nel 1944 a Adi Quala, in Eritrea Negli anni '70, l'Etiopia era sotto il regime comunista e Azezet ha iniziato a visitare i container dove venivano ammassati i prigionieri politici e i cristiani; a questi ultimi era vietato di pregare. Quando ha protestato col governo, il dittatore le ha detto: “OK, possono pregare solamente se TU vai dentro il container assiema a loro.”Ancora una volta, una donna ha scelto; scelto agire, di entrare nei container dove venivano ammassati i prigionieri, vivendo il loro stesso inferno. Più tardi, in Israele, ha sfidato i trafficanti di esseri umani nel deserto del Sinai, e ha dedicato la sua vita intera a riappacificare le famiglie palestinesi con quelle ebree, sfidando i politici, testimone di centinaia abbracci tra vittime e carnefici nel perdonarsi a vicenda.
“Chi ci rotolerà la pietra?”Azezet ha agito, ha lavorato per svelare e denunciare la rete di campi di tortura utilizzati dai trafficanti di esseri umani per estorcere denaro ai rifugiati. Molti sono stati smantellati, molti aguzzini arrestati, molte donne salvate dall'abuso quotidiano
La sua vita ci insegna che la speranza non è ignorare il male, ma entrarci dentro con una luce così forte da spingere anche persecutori e perseguitati verso un incredibile perdono reciproco.
Il macigno del limite - Nick Vujicic- :
Nato senza braccia né gambe a causa di una rara malattia genetica (la tetramelia), Nick è stato bullizzato a scuola, e ha sfiorato il suicidio a dieci anni, convinto di essere un peso inutile.
La sua svolta è arrivata quando sua madre gli mostrò un articolo su un uomo con la sua stessa disabilità che era riuscito a fondare una istituzione per sostenere i disabili totali. Ha smesso di guardare a ciò che gli mancava e ha iniziato a credere di avere uno scopo. Oggi, con una famiglia e una carriera da motivatore, dimostra che la speranza può farci "abbracciare" la vita anche quando non abbiamo le braccia per farlo.
Nick ha allontanato le lacrime del compiangere se stesso, e ha agito affinché altri vedessero la luce che le proprie vite possono donare al mondo, in qualsiasi stato ci si possa trovare.
Il macigno del trauma – Paola
L'ultima storia è ancora di una donna, ma mi tocca personalmente, perché l'amore che lega Paola (nome di fantasia) a mia moglie Janet e me la rende una figlia adottiva.
Paola è sposata, con figli, disoccupata... e per dare una mano alla famiglia va a lavorare in una attività qualche ora al giorno. Una sera le si rompe la macchina, e il datore di lavoro si offre di riaccompagnarla a casa...ma lungo il tragitto devia...e succede quello che potete immaginare.
Torna a casa, si fa una doccia fino a scorticarsi la pelle per cercare di lavare via lo schifo... Va a letto... e per giorni non dice nulla...
Gli ci vorrà quasi una settimana per metabolizzare, e raccontare, e denunciare... Poi comincia a capire che da sola non ce la fa: cerca Janet e me, ci confessa di aver cercato di uccidersi...
La giustizia farà il suo corso... ma lei? “Chi mi rotolerà la pietra?”.
Janet ed io stiamo partendo per il Portogallo, non possiamo tornare per trovarla, ma dall'aeroporto facciamo decine di telefonate e infine la mettiamo i contatto con un centro antiviolenza che conosciamo... E quando torniamo passiamo ore ed ore assieme, al telefono, in chat per farle capire che quella pietra può essere rotolata via, rimanendo a lato della sua vita.
Paola ha trovato il coraggio di denunciare e condividere il suo dolore. La sua rinascita ha trasformato un matrimonio in crisi in un legame d'acciaio, la sua vita, assieme a quella di suo marito, è aiutare gli altri, dimostrando che anche dalle ferite più profonde può nascere una nuova capacità di amare e servire.
E la pietra non è che un lontano ricordo.
La pietra è già stata mossa
Il senso profondo di questi racconti è che la Pasqua è il simbolo di una forza che interviene quando la nostra finisce. Che tu sia credente o meno, il messaggio resta lo stesso.
L'impotenza non è la fine: ammettere di non farcela (come le donne davanti al sepolcro) è il primo passo per ricevere aiuto.
La speranza è operativa: non è un pio desiderio, ma una potenza che agisce attraverso le persone e le circostanze per "spostare" ciò che sembra immobile.
Nessun buio è definitivo: come una tomba trovata vuota all'alba, la vita ha la capacità di rigenerarsi anche dove sembrava esserci solo morte.
In questa Pasqua, la sfida è smettere di misurare i nostri limiti e iniziare a credere che esista una forza — per alcuni è Dio (per Janet e me lo è!) per altri è la resilienza umana o l'amore — capace di farci compiere imprese che sembrano impossibili.
Perché, alla fine, la pietra non è lì per chiuderci dentro, ma per essere spostata.
Ora, tocca a te: quale macigno porterai alla luce oggi?
Marco




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